CONCORDIESI E POSSIDIESI

ALLA BATTAGLIA DI NOVI DEL 5 MARZO 1831

 

Mentre con molto entusiasmo e con pari inesperienza si organizzava il nuovo Governo Rivoluzionario, Francesco IV aveva ottenuti aiuti dall'Austria per ritornare nei suoi stati; e infatti con il Battaglione Estense e con distaccamenti austriaci aveva già presa la via di San Benedetto e della Moglia, quando nelle vicinanze di Novi s'incontrava  con un forte manipolo di forze avversarie che coraggiosamente ostacolarono la avanzata delle forze duchiste.

Gli imperiali erano 5.000 (cinquemila).

I soldati della Rivoluzione che erano poco piu' di 300 (trecento), nelle vicinanze di Novi si erano asseragliati nelle case che fiancheggiavano la grande strada.

Nella mattina del 5 marzo alcuni Dragoni estensi giungevano là ad esplorare la posizione e furono accolti a colpi di moschetto, ma due compagnie del Battaglione Estense espugnarono le case, mentre una compagnia di Cacciatori Imperiali si spargeva intorno a Novi coi Dragoni di Cavalleria per impedire che i rivoluzionari si riannodassero: l'azione fu aspra ma breve.

I rivoluzionari lasciarono 40 morti.

L' esercito avversario in quel fatto contava 1420 soldati : 784 estensi, il resto austriaci, Ussari e cacciatori Tirolesi.

"Nel giorno 5, dice il rapporto del colonnello Stanzani al cav. Iacoli, allora capitano comandante le truppe estensi oltre l'appennino, marciammo a Novi, che trovammo occupato dai rivoluzionari.

La mia avanguardia composta da cacciatori Tirolesi e dai tiragliatori del battaglione fu spedita a destra e sinistra per girare la posizione avanti Novi, ove i ribelli avevano cominciato il taglio della strada, e intanto cavalieri e fanteria si spinsero in avanti, procedendo verso Novi; la fucilata cominciò su tutti i punti, essendo però i nemici nascosti nelle case da cui facevano le loro fucilate.

Scacciati di casa in casa, e preso quasi in mezzo il paese, nella casa del quale e in una particolarmente si erano ridotti diversi ribelli, fu d'uopo snidarneli con colpi di cannone, il quale ottenne, dopo circa 20 colpi diretti su quelle case che particolarmente vedevansi occupate, il desiderato intento di impadronirci totalmente del paese.Gli insorgenti ebbero più mdi 40 uccisi e 30 prigionieri."

A questo combattimento di Novi parteciparono molti concordiesi che in gran parte furono feriti o fatti prigionieri.

Furono fatti prigionieri: Alessandrini Davide, di Antonio, di a. 26 veterinario del Comune; Barbi Bernardo di Antonio, detto Pianella d'a. 26, Bertoldi Giuseppe fu Cirillo d'anni 20 agricolo; Bellini Sigismondo di Luigi, d'a. 15; Baraldini Clemente di Francesco d'a. 27 fabbro ferraio; Baraldini Antonio di Paolo d'a. 18 agricolo; Crema dott. Giuseppe di Sigismondo d'a. 30, notaio; Crema Luigi id. d'a. 19; Crema Federico id. d'a. 17; Crema Gaetano id. d'a. 22; Canova Luigi di Francesco, d'a. 24, agricoltore di Santa Caterina; canova Giovanni id. d'a.17.

Furono feriti e fatti prigionieri: Comi Paolo fu dott. Giovan-Battista d'a.23 di San Giovanni; Dallera Antonio di Giuseppe d'a. 16; Gambarini Vincenzo d'a.38 copritore di scranne; Gambarini Giovanni di Vincenzo d'a.16 chierico; Gambarini Giuseppe fu Giuseppe, facchini d'a. 31; Guandalini Giuseppe d'a. 15; Geldini Giovanni d'a. 18 calzolaio; Martini Giovanni di Giuseppe d'a. 22 piccolo proprietario; Mantovani Antonio di Germano, detto Pontega, d'a. 20 agricolo; neri Marsilio fu Raimondoi d'a. 23 oste.

Dopo la vittoria di Novi, la via di Modena era sgombra per il Duca, il quale rientrò il 9 marzo.

Le forze rivoluzionarie comandate dal Generale Carlo Zucchi si erano in precedenza, alla notizia cioè della sconfitta, ritirate a Bologna, poi a Rimini e infine ad Ancona.

L'Austria intanto colla scusa di rimettere l'ordine si era installata a Bologna, e la Francia per non parer da meno, e invidiosa dell'Austria aveva occupata Ancona, sempre nel pretesto di difendere lo Stato Pontificio.

Il Gen. Zucchi visto inutile e vano ogni tentativo di protrarre la sua azione anche contro il parere di molti sei suoi, s'indusse a chiedere una capitolazione al card. Legato Benvenuti rappresentante la Santa Sede (26 marzo 1831).

Tutti ebbero salva la vita e le loro robe, molti furono rimpatriati, altri invece si imbarcarono per la Francia dove arrivarono dopo dolorose peripezie di arresti e prigione da parte dell'Austria.

Tra i Concordiesi che seguirono il Gen. Zucchi fino ad Ancona figurano Gambarini Vincenzo, Neri Marsiglio, Scacchetti Achille, il Dr. Gaetano Crema coi fratelli Luigi e Federico i quali tre ultimi s'imbarcarono anche con altri per la francia dove vissero per qualche tempo.

 

Autore : Mons. A. Bellini

Paragrafo tratto dal cap.XXX : I Moti del 1831

Titolo : Concordia dalle origini all'Unità d'Italia